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La scomparsa di Antonio "Nasone"
06/11/2018

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E’ una storia maledetta. Una storia di mare. Dal tempo dei tempi l’uomo tenta di imporre la sua supremazia, ma puntualmente viene respinto. Qualche volta in un modo crudele che suscita lacrime e rimpianti. L’ultimo episodio l’altro giorno sul lungomare. La vittima è un uomo di sessantacinque anni, un ex netturbino in pensione che ha vissuto due vite: una tra i suoi affetti e una seconda a mare, anzi sott’acqua. Dove tutto gli appariva più facile, più naturale. E in più gli consentiva di mettere meglio d’accordo il pranzo con la cena. 
 
 Si chiamava Antonio, ma per tutti era Nasone. E non aveva nemici. Tra i suoi compagni di immersione anche suo figlio Egidio che aveva addestrato a sua immagine e somiglianza. E’ stato lui a dare l’allarme, da questo dolore non si staccherà mai.  “Quando abbiamo trovato il corpo di Antonio all’altezza della Facoltà di Economia e commercio senza più boccaglio, maschera e pinne non c’era più niente da fare”, dice uno dei sub, l’avvocato Patrizio Gagliotti: “Sì è vero la risacca era ancora a tratti forte, ma niente che Antonio, il maestro di tutti noi, non avesse già affrontato. Questa vicenda la porterò con me tutta la vita, ad Antonio volevamo bene tutti”.
 
Lunedì sera sulla banchina del Molosiglio l’atmosfera era cupa ed è diventata disperazione quando i due figli di Nasone sono andati da Pasquale, il nostromo della Lega Navale, che ha restituito loro gli indumenti del padre, i “panni”. Una scena straziante che ha coinvolto anche i soci della Canottieri Napoli.
 
“Dobbiamo fare qualcosa per ricordare Nasone – ha detto Alfredo Vaglieco presidente della Lega”. Facciamola aggiungiamo noi, ma, soprattutto, prendiamo atto che il mare, sfidato forse oltre i limiti, ha di nuovo respinto l’attacco. Se questo è vero, bisogna difendersi meglio e, come per un presentimento, domenica mattina questo giornale ha lanciato un allarme: le scogliere sono un colabrodo, qui si rischia un’altra Rapallo. Il presidente Spirito, ci è stato riferito, ha raccolto il messaggio: attendiamo.
 
 Cosa è successo, come è morto Nasone nessuno potrà mai dirlo con certezza. Forse per un malore – il suo cuore aveva dei colpi a vuoto ma lui voltava le spalle al medico perché all’immersione quotidiana – se possibile - non intendeva rinunciare. Per nulla al mondo. O, forse, per un c-polpo della risacca che, dopo la mareggiata, è ancora fortissima soprattutto quando chi l’affronta viene colto da un malore. Forse, forse, ma l’unica verità è quella di Long John Silver, il pirata con una gamba sola de “L’isola del tesoro”: quando tenti di carpirgli i suoi segreti il mare si rivolta e vince. Nasone l’altro giorno questo ha fatto: voleva fare strage di spigole e di orate perché i sub sanno che dopo la mareggiata i pesci sono una preda più a portata di fucile. Il mare, però, non fa sconti e si accanisce anche su un uomo buono come Nasone: gli molla una spallata e si libera dell’intruso. 
 
E’ un racconto spietato, l’unico possibile. Tre amici, espertissimi subacquei, s’immergono dalla banchina del Molosiglio, che è la loro base e il loro punto di incontro, per inseguire, al solito, il sogno della pesca perfetta. Uno di loro, però, non ce l’ha fatta. Era il più bravo.
 
Carlo Franco 
 
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